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Mario Merelli
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Mario con i celebri sci che portano il suo nome
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Mario Merelli e Marco Zaffaroni alla partenza per il Dhaulagiri
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Mario con l'Eco di Bergamo che conferma la vetta del Dhaulagiri
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Didier Blanc con a spalle gli sci Merelli (da www.merelliski.it)
«Dalle montagne himalayane abbiamo ricevuto tanto. Abbiamo ricevuto la soddisfazione di raggiungere i nostri sogni, anche i giovani devono tirare fuori il carattere per seguirli» si raccontava così quest’estate in un’intervista Mario Merelli, mentre incantava il pubblico che ascoltava il racconto dell’ultima sua impresa al Dhaulagiri, suo decimo Ottomila. Ripeteva sempre che la montagna era la sua vita, sia che fosse in Himalaya o fosse sulle montagne della Valle Seriana, dove viveva e si allenava.
Purtroppo, Mario è morto tragicamente questa mattina precipitando da una parete nelle Orobie Bergamasche durante un’escursione con il suo migliore amico Paolo Valoti. Stava percorrendo uno di quegli itinerari a lui famigliari e che aveva ripetuto chissà quante volte per allenarsi prima di andare sulle montagne più alte al mondo.
Una fatalità. Il crollo di una roccia è stato il motivo del drammatico incidente che ha fatto precipitare per oltre 300 metri l’esperto alpinista. I due amici si trovavano sui monti di casa, quelli non molto distanti da Lizzola dove abitava Mario, quelli esplorati fin da bambino con il padre guida alpina. Con Paolo Valoti era partito da Valbondione (il paese delle famose cascate Serio) ieri sera intorno alle 23, salendo al Rifugio Coca (1.892 m) , per poi proseguire dopo una breve pausa alla volta di una scalata in notturna lungo il canalino di Punta Scais (3.038 m) raggiungendo la vetta stamattina (18.01.2012) intorno alle 6. Date le buone condizioni meteorologiche e di visibilità avevano in programma di raggiungere il Rifugio Baroni al Brunone (2.295 m) che si trova nella zona del Pizzo Redorta (3.038 m).
La tragedia si è verificata improvvisamente intorno alle 8 quando Mario durante l’arrampicata si è aggrappato a un macigno che ha improvvisamente ceduto, precipitando con lui lungo la parete. Paolo, compagno di tante spedizioni ed ex presidente del CAI di Bergamo, dopo aver raggiunto il compagno ha solo potuto dare l’allarme. Inutili i soccorsi, cui ha partecipato anche il fratello dell’alpinista. Il corpo è stato recuperato in mattinata con il verricello dall’elicottero del 118 e poi trasferito alla base del Soccorso Alpino di Clusone.
Mario era nato a Vertova il 2 luglio del 1962. Himalaysta e grande appassionato di sci, aveva messo a disposizione la sua esperienza per lo sviluppo di quegli sci che portano il nome di famiglia. I rinomati Merelli Ski realizzati a base di carbonio, ben noti nell’ambito dello scialpinismo agonistico per la loro leggerezza senza eguali. In tanti anni di montagna che l’hanno reso celebre, ha messo sempre al primo posto gli amici e la prudenza. Durante ascensioni estive e invernali ha sempre privilegiato il mantenimento delle condizioni naturali, senza cercare espedienti, in un confronto leale con la montagna. Era persona vitale e generosa e a noi di ALP piace ricordarlo così. Tra l’altro stava contribuendo alla costruzione di un ospedale in Nepal, sentendosi in debito verso le terre dei suoi sogni.
Mario aveva cominciato la sua personale corsa agli Ottomila nel 1998 con lo Shisha Pangma. Ad oggi aveva all’attivo 10 dei 14 Ottomila e aveva appena deciso di tornare in Karakorum per tentare il Nanga Parbat, uno dei 4 che mancavano alla sua collezione (insieme a Gasherbrum I, Manaslu e K2). Sarà ricordato ed entrerà nella storia come uno dei migliori alpinisti italiani della sua generazione. A lui il nostro saluto e ai suoi famigliari tutto il nostro sostegno.
foto da: www.mariomerelli.com


























































